Vacallo terra di artisti: dal Piotti a Brignoni

 

Nonostante le dimensioni ridotte ed una popolazione numericamente poco rilevante, il comune di Vacallo ha dato i natali a due artisti che, in campi ed in epoche diverse, hanno raggiunto fama internazionale. Il primo è l’architetto Giovanni Antonio Piotti, soprannominato proprio “il Vacallo”, vissuto nel XVI secolo ed ancora oggi considerato il maggiore esponente del periodo tardo-rinascimentale in tutta la Lombardia, mentre il secondo è il pittore e scultore contemporaneo Serge Brignoni.

Giovanni Antonio Piotti – che era sì soprannominato “il Vacallo” ma che forse, come suo figlio Giuseppe, era originario di Morbio Inferiore – lavorò a Como e Milano e alle nostre latitudini è ricordato per aver progettato la chiesa di Santa Croce a Riva S. Vitale, edificata tra il 1582 ed il 1591 per volere dell’arciprete Giovanni Andrea della Croce (nipote del vescovo Bernardino) e consacrata nel 1599. Sempre a Riva, “il Vacallo” – considerato uno dei massimi esponenti del Manierismo e del periodo tardo rinascimentale in Lombardia – realizzò, sempre per la famiglia Della Croce, altri palazzi tra cui quello che si affaccia su Piazza grande, che fu acquistato nel 1876 dalle autorità locali e che è ancora oggi la sede del Municipio.

Dall’architettura alla scultura, quattro secoli dopo a San Simone, frazione di Vacallo, nasceva Serge Brignoni (1903-2002). Dopo l’infanzia trascorsa a Berna (la sua famiglia si trasferì nella capitale già nel 1907), nel 1923 Brignoni decise di completare la propria formazione artistica a Berlino e successivamente a Parigi. Nella capitale francese il nostro si avvicinò alle avanguardie del Novecento ed in particolare, dopo aver conosciuto Tristan Tzara e André Breton, al Surrealismo, appassionandosi inoltre all’arte etnica di cui diventò un fervente collezionista. Nel 1940, dopo lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, fu costretto a lasciare Parigi e a fare ritorno a Berna, dove visse sino alla morte. Nel 1982 donò la sua collezione di oggetti personale alla città di Lugano, che a sua volta creò il Museo delle culture extraeuropee a Villa Heleneum.

Andrea Stephani, 2011