Il Mattirolo (Ul Matiröö)

 

Il Mattirolo (in dialetto matiröö significa matto, folle), al secolo Luigi Pagani, nato a Vacallo il 12 maggio del 1813, svolse dapprima il mestiere di muratore che lo portò ad emigrare stagionalmente anche in Francia ed in Romandia per poi diventare forse il più conosciuto fuorilegge della storia ticinese.

Personalità irascibile e collerica, il Pagani si fece notare per la prima volta in occasione di quelli che passarono alla storia come i “fatti del Bisbino”, quando all’inizio di luglio del 1843, in occasione della festa in onore della Madonna del Bisbino, l’ennesimo scontro tra conservatori e liberali degenerò, provocando la morte per accoltellamento di un giovane. Erano gli anni della “politica a fucilate” ed il Mattirolo organizzò una spedizione punitiva che si concluse con l’abbattimento a schioppettate del parroco di Bruzella.

Successivamente, nel febbraio del 1847, il Pagani formò assieme al fratello Antonio una banda che si prefisse lo scopo di assaltare i depositi di granaglie di Mendrisio e Capolago e di distribuire il maltolto alla popolazione indigente. I raccolti dell’anno precedente, infatti, erano stati scarsi, ed il prezzo dei cereali importati dalla Lombardia sotto il controllo austriaco si era rivelato proibitivo. La “congiura del Carlone” fallì e nel 1848 egli venne processato in contumacia e condannato a 12 anni di lavori forzati.

Ne scontò uno solo, poi evase e si diede alla macchia vivendo a cavallo del confine sotto la protezione della popolazione locale sino al 1853, anno in cui decise di emigrare in Argentina. Ricevuta l’amnistia, il Mattirolo fece ritorno nel 1874 a Vacallo, dove visse ostentando una certa agiatezza fino alla sua dipartita sopraggiunta nel 1902.

Le spoglie mortali di questo eroico brigante, a metà strada tra Robin Hood e Fra Diavolo, riposano ancora oggi nel cimitero comunale.

Andrea Stephani, 2011