Storie di guardie e contrabbandieri: la sparatoria di Roggiana

 

Il 30 ottobre 1945, nei pressi del confine nella frazione vacallese di Roggiana, una sparatoria tra un gruppo di contrabbandieri e l’appuntato Giovanni Pelli e la guardia Ovidio Maggi causò il ferimento del primo e la morte del secondo, suscitando la reazione indignata dell’opinione pubblica. Con il moltiplicarsi degli scontri a fuoco a ridosso della frontiera meridionale, incessantemente attraversata da bande armate di “spalloni”, e la taglia di mille franchi posta sul capo dell’assassino di Maggi, alcuni giornali d’Oltralpe arrivarono addirittura al punto di paragonare il Canton Ticino al selvaggio West.

Il contrabbando, che registrò un notevole aumento negli anni della Seconda Guerra Mondiale, era un’attività comune lungo la fascia di confine. Almeno inizialmente i flussi delle merci (soprattutto generi alimentari e di prima necessità) erano diretti prevalentemente dalla Svizzera verso l’Italia, mentre, a partire dal 1943, si assisté ad un’inversione di tendenza, legata soprattutto all’importazione illegale nel nostro paese del riso, pagato dai due ai cinque franchi al chilo o scambiato con il sale, che in Italia scarseggiava, e poi rivenduto a dieci in Svizzera interna. I “sentieri del riso” erano le vie percorse dai contrabbandieri, che spesso e volentieri godevano della protezione e della connivenza delle popolazione locale.

Tuttavia la sparatoria che provocò la morte di Ovidio Maggi, ucciso da una raffica esplosa da un mitragliatore Beretta e ricordato da una targa commemorativa posta a Roggiana, fu il segnale di un avvenuto cambiamento nella pratica e nella percezione popolare del commercio di frodo: l’epoca del “contrabbando romantico” volgeva al termine e lasciava spazio a “potenti organizzazioni italo-svizzere” che la Confederazione cercò di sbaragliare inviando ottocento soldati a dar man forte alle guardie di confine.

Andrea Stephani, 2011