21 Dicembre

Caffè con il Sindaco

 

Qui di seguito potrete ascoltare la sedonda parte dell'intervista al Sindaco di Vacallo, Marco Rizza.

 

La prima parte la potete ascoltare alla casellina del 19.12.2020.

..

POESIA DI NADIR FIENI

COME UN FIORE

 

Si sedette sul gradino dell'uscio. Da lì riusciva ad abbracciare con lo sguardo quel consunto angolo di universo che gli si era incastrato nel cuore.

Esistono luoghi che non sono fuori. Sono dentro. La corte di sua nonna era un luogo così. Un luogo dentro. Un luogo da guardare, da annusare, da ascoltare.

Cercò l'oleandro, l'orto, la fontana solitaria, la scala con i pioli rotti, la ghiaia, la stalla con le gabbie vuote dei conigli, l'odore del fieno dimenticato in cascina, la fessura nel muro dove suo nonno nascondeva le Parisienne, i trucchi di zio Gigi per plasmare un buon terzino. Trovò tutto e si sentì al riparo dal mondo.

Cercò sua nonna. La intravvide oltre l'oleandro, oltra la ghiaia, nell'orto. Era girata di schiena e certamente non si sarebbe voltata tanto presto; intenta com'era a estirpare le malerbe che insidiavano la lattuga.

La osservò lungamente. Contemplò i suoi passi cheti fra le aiuole degli ortaggi e assaporò la lentezza con cui annaffiava alla base le giovani piante di pomodori appena poste a dimora. Fu felice di poterla guardare. Si domandò quale spallone l'avesse contrabbandata, in buona salute, fino al tempo della vecchiaia. Forse Dio?

Con le dita esili del pensiero le accarezzò la nuca adorna di finissimi capelli grigi. Pensò ai suoi ottant'anni ed ai quattro figli che aveva scolpito, a fatica, per il museo dell'esistenza. Tentò, senza riuscirvi, di immaginarla ancora giovane madre; affacendata a lavare lenzuola in un ruscello, a rammendare braghe dai colori sbiaditi, a cucinare patate, a stendere panni al sole, a filare tabacco, a mungere vacche, ad allattare i figli, ad aiutare il marito nei campi, a patir la fame perché a quei tempi, lei stessa più volte gliel'aveva raccontato, soldi non ce n'erano. Si chiese se fosse mai stata bambina o adolescente. Si rispose di no; in qualche maniera doveva essere nata nonna. Doveva avere il mestiere di nonna, come si dice, nel sangue: con l'invecchiare l'aveva perfezionato a tal punto da diventare la nonna delle sue stesse figlie, poi dei vicini, dei figli dei vicini, dei fiori da salvare, delle pallonate stampate sui muri del vicolo, delle capanne costruite per gioco, di tutto quel mondo così comune che non aveva bisogno di telegiornali.

Esistono mestieri senza il diploma. Con l'anima. Il mestiere di nonna era così. Con l'anima.

Rivisse l'attimo in cui lui stesso, con cuore crivellato di perché, le aveva detto che anche il secondo dei suoi figli se n'era andato all'improvviso, senza avvisare, in bicicletta, per sempre. La rivide genuflettersi, gli occhi copalati dal pianto, al cospetto della vita e, stremata da un dolore monumentale, staccarne, con garbo, il terzo petalo.

Esistono vite che non hanno i giorni. Hanno i petali. La vita di sua nonna era così. Una vita con i petali. Come un fiore.

Oh se avesse potuto farla tornare bambina! L'avrebbe presa in braccio e l'avrebbe cullata quella bergamasca dolce e indulgente!

Si alzò e abbandonando il gradino dell'uscio la guardò ancora una volta prima di andarsene.

Pensò che la sua nonna era bella così, così bella. Come un fiore.

 

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